lunedì 22 luglio 2013

Paolo Girone: "La sindrome di Mickey e Yoda"

Di Paolo Girone

allenatore professionista di arti marziali e allenamento funzionale, direttore tecnico del WCRA

"Nel mio lavoro mi capita spesso di incontrare persone che cercano dalle arti marziali o dagli sport da combattimento cose molto diverse; c’è l’appassionato, quello cresciuto (come me del resto) forse con troppi film, che vuole seguire un percorso lungo, che lo porti gradualmente ad acquisire maggior coscienza di sé, oltre naturalmente a delle sempre maggiori capacità di combattimento.
C’è poi chi, in genere un ragazzo con buone basi atletiche e piuttosto giovane, cerca il confronto, magari la competizione, che ama l’allenamento e le endorfine che esso produce.
Ho la fortuna di confrontarmi con un’umanità assolutamente eterogenea, nella mia doppia veste di “ coach” di sport da combattimento e di “Maestro” di discipline tradizionali. La cosa più sorprendente non è tanto il target spesso molto diverso che viene attratto da questi 2 universi, ma le diverse visione dell’insegnante che a questi universi si accompagnano: nelle arti tradizionali, kung fu su tutte, il Maestro è un po’ come Yoda .
Ve lo ricordate lo straordinario Maestro Jedi di Guerre Stellari? 900 anni di età, 60cm di altezza, ma più potente, abile e temibile di ogni altro Jedi. Così come in tutto il cinema cinese di kung fu che si rispetti, e nelle sue derivazioni americane, il più forte alla fine è sempre lui, il gracile , anzianissimo e saggio maestro, in genere dalla lunga barba bianca.
Ammetiamolo, questa visone romantica ci affascina, anche se , saggezza a parte, razionalmente comprendiamo che un 80enne difficilmente, e voglio essere buono, potrebbe aver ragione di un 20enne, oltretutto allenato a fedele allievo.
Eppure funziona, come mai? Per 2 ragioni , fondamentalmente: la prima è che credere nella possibilità di un miglioramento perpetuo, senza fine, di fatto dà speranza anche ai meno dotati e può essere molto motivante, la seconda è che questo tipo di visione garantisce una solida organizzazione gerarchica, e sappiamo quanto questo possa risultare importante in ogni tipo di comunità.

Negli sport da combattimento, diversamente, spesso l’insegnante è un po’ come il Mickey di Rocky: anziano, saggio anche lui, ma non certo imperturbabile e, soprattutto, assolutamente non proponibile come avversario di Rocky, neppure per un allenamento in palestra. Allo stesso modo, ad esempio, il grande Cus D’amato, che scoprì e lanciò Marciano e Tyson, di certo non ne fu lo sparring.

Abbiamo scelto 2 figure immaginarie, 2 esempi estremi, per rappresentare 2 visioni, 2 mondi, che possono davvero arrivare, nella realtà delle accademie, ad eccessi simili.
Ho conosciuto molti insegnanti di diverse discipline tradizionali che erano ritenuti assolutamente imbattibili dai propri studenti, ma forse dovrei dire seguaci; in realtà questa presunta imbattibilità era legata a “dimostrazioni” di abilità e controllo, ma soprattutto ad un abile indottrinamento dei propri allievi. In questo tipo di accademie, infatti, il confronto è assai limitato, e in ogni caso solo tra studenti dello stesso “rango”. Battere un allievo più anziano, evidentemente, causerebbe la messa in discussione di tutta la struttura gerarchico-organizzativa.
Il vero pregio di questo meccanismo, un vero e proprio multilevel direbbero gli esperti di marketing, è che chi è in alto, probabilmente dopo aver sborsato discrete cifre e per molto tempo, vede il suo status protetto, almeno finchè la sua fedeltà alla scuola, il suo impegno e il suo denaro non verranno meno…
Ho conosciuto diverse realtà di questo tipo, alcune di dimensioni internazionali, e di alcune ho fatto parte, molti anni or sono.
Negli sport da combattimento, a volte, ma non sempre, le cose vanno diversamente: il coach è appunto il tuo allenatore, ti allena, non è necessariamente il tuo termine di paragone né il tuo punto di arrivo.
Avete mai sentito dire che i grandi allenatori di calcio spesso non erano grandi giocatori e viceversa? Beh, in parte è così, perché l’atleta e l’allenatore hanno caratteristiche solo in parte comuni.
Certamente un coach che si rispetti deve aver fatto le sue esperienze per poter seguire con efficacia atleti, specie se di alto livello, ma il suo successo dipenderà da tanti altri fattori, ad esempio la capacità di motivare i propri atleti, oltre ovviamente alle sue competenze tecniche.
E se il coach ha 40, 50 o 60 anni, una giovane promessa di 20, in piena forma e magari più grosso e pesante, non si arriverà mai a pensare di “essere arrivato” mandandolo ko! Egli, si spera, comprenderà facilmente il valore di una guida , di un sostegno, di un docente, senza che questi si ponga su un piedistallo, sembri inarrivabile, insomma si comporti da Yoda.


Dopo tutto questo parlare, potrà essere spontanea una domanda: “ e tu? Tu come ti comporti?? Sei Yoda o Mickey per i tuoi?”
Io pratico arti marziali da 24 anni, e la mia visione (per fortuna!) è cresciuta con me : da adolescente, praticando solo discipline tradizionali, ero forse convinto che ci potessero essere degli Yoda, dei maestri che la pratica avesse portato alla assoluta perfezione. Ora sono certo che sia così, solo che la perfezione non è quella del valore in combattimento, che non può che decadere, ma della consapevolezza profonda dell’arte; così è , e non possiamo aspirare a nulla di più bello.
Quando mi sono avvicinato agli sport da combattimento ero alla ricerca di un confronto vero, duro, non filtrato da gradi, cinture ecc. ; ho trovato quello che cercavo, l’ho amato e ne sono diventato dipendente. Ho imparato tanto, tecnicamente e in termini di valori.
Con il tempo, da insegnante, ho cercato di avvinare questi 2 mondi, queste 2 parti di me.
Ho cercato di insegnare il kung fu, il wing chun kung fu, apparendo come una persona che si allena da tanti anni, che cerca sempre di imparare e migliorarsi, e che desidera avere allievi più bravi e più forti di lui! Che , almeno, cerca di fornire ai suoi allievi gli strumenti per diventarlo.
Negli sport da combattimento mi sento abbastanza in forma, nonostante gli anni passino, da essere “allenante” anche per i miei migliori atleti, e questo mi basta. Anche qui continuo ad aggiornarmi e a studiare sempre, e anche qui come nel tradizionale mi adopero per condividere tutte le nozioni con chi mi segue, ma alcuni di loro , magari più giovani o molto più pesanti, stanno diventando davvero degli ossi duri per me. So che il successo del mio lavoro non dipende e sempre meno dipenderà dal fatto che io possa o meno essere il più forte. Dovrò essere il più preparato, il più aggiornato, un buon manager ecc. , quello posso farlo.

Alla fine, di qui a 10 anni, avendo preso tristemente coscienza di non poter diventare Yoda, cercherò, sia nel tradizonale che negli sport da ring, di essere il miglior Mickey possibile."

domenica 21 luglio 2013

Tutti gli incontri del LDE 2 !!!

Le quattro sfide del Lutador De Elite II








Dino Fuoco e Annalisa Villa in allenamento per il LDE

domenica 14 luglio 2013

Andrea Rollo Campione Europeo di Escrima

 Reportage sul campionato Europeo di Stick Fighting, scritto con le preziose testimonianze dello stesso Andrea Rollo.


Dopo un briefing introduttivo di benvenuto per coach e atleti, sabato 6 luglio si è svolto presso il Poliesportiu Principes de Espana in Palma di Maiorca-Spagna il Campionato Europeo di Stick-fighting siglato Global Stick & Blade Alliance.
Il regolamento GSBA, basato sulla regola del maggior danno, permette ai giudici di gara di valutare gli incontri esprimendosi di volta in volta su ogni singolo ingaggio, ovvero scontri della durata di tre secondi a partire da un colpo di rilevante potenza sferrato da uno dei due contendenti che arriva a bersaglio su una qualsiasi parte del corpo avversario. Qualora un colpo sia considerato dai giudici tale che, in una situazione reale, non permetta all’avversario di contrattaccare, il punto viene assegnato immediatamente a prescindere dall’evoluzione dell’ingaggio. Ad esempio, in caso reale, un colpo forte alla testa senza caschetto o alla mano senza il guanto determinerebbe la fine del combattimento.
Andrea Rollo, pluricampione del Team Kali Istukada Miranda System, è stato selezionato dal CT della nazionale, Sifu Andrea Citarelli per rappresentare l’Italia nella specialità “Padded stick” dopo aver guadagnato la medaglia di bronzo ai Campionati Italiani del 5-6 aprile a Venezia.
Dopo aver sconfitto gli inglesi Danny Swansborough e Carl Jackson, Andrea Rollo ha trionfato in finale contro il polacco Simon Nawakowski, vincendo il titolo di Campione Europeo GSBA 2013 nella categoria -70kg. Tra i paesi partecipanti Spagna, Germania, Portogallo, Italia, Inghilterra e Polonia. Prossimo appuntamento i mondiali 2014 che si svolgeranno dal 14 al 19 luglio a Roma.

venerdì 12 luglio 2013

Warrior Fight Shop. L'e-shop per le mma...e non solo

Ho sempre molta stima di chi si metta in gioco con le proprie risorse e senza chiedere niente a nessuno.
Così come ho sempre molta stima di chi fa materializzare le sue idee stesse e diviene artefice diretto delle sue opere.
Proprio per questi motivi (e per nessun altro) ho davvero piacere a suggerirvi il progetto imprenditoriale di www.warriorfightshop.it.
Warrior Fight Shop, si basa su due principi che sono sinonimo di eccellenza e trasparenza: dare al cliente un servizio ed un'assistenza completa, sostentere (vedere le numerose sponsorizzazioni di Warrior Fight Shop) l'ambiente e il mercato in cui opera supportando le migliori iniziative.
Sia chiaro a solo titolo di stima e da cliente, vi consiglio www.warriorfightshop.it, di Giocchino Cimaglia.



mercoledì 3 luglio 2013

Intervista a Paolo Strazzullo

"Lo scienziato del combattimento".
Così presentato, si era schermito, umile come suo solito, leggermete infastidito dalle luci e dai fasti.
Lo scienziato del combattimento maneggia nei suoi laboratori preziose sostanze che solo lui sa come mischiare: lotta, pugni, calci, ghisa, sudore, soffocamento...
Tanto altro. Nel suo laboratorio prepara i suoi esperimenti e foggia i suoi discenti.

Lo scienziato del combattimento è Paolo Strazzullo, la migliore espressione della versatilità che possiamo aspettarci: Studi universitari che spaziano dalla scultura alla formazione dell'adenosina trifosfato, studi marziali che spaziano dal nipponico Yoseikan Budo al Jiu Jitsu del brasile.
Paolo è uno dei più noti e attivi atleti dei circuiti di grappling e Jiu Jitsu ma limitare le sue esperienze marziali a queste due discipline sarebbe ingiusto.
Nella profonda intervista che ci regala, possiamo leggere la varietà e lo spessore delle diverse esperienze.
Possiamo soprattutto leggere l'opinione di uno dei grandi interpreti dello sport e della marzialità.
Paolo è un esempio per molti. Con un fisico ordinario, un talento ordinario, una forza ordinaria ha saputo mescolare gli elementi mettendoci volontà, strategia, dedizione e spiritualità. Dai legami e dalle relazioni di questi elementi, miscelati sapientemente, nasce l'eclettico e lo straordinario Paolo Strazzullo.
Lo scienziato del combattimento.




-Ciao Paolo, presentati agli amici di TTF che non dovessero conoscerti. Esordi, esperienze, gavetta...

Ciao Nicola, saluto te e tutti i lettori di TTF. Ho iniziato a praticare arti marziali all'età di 13 anni con lo Yoseikan Budo, alla quale poi con il tempo ho affiancato un'impostazione utile alla Kickboxing ed al Sanda, sotto la guida del M° Ettore Palazzi, a cui devo moltissimo sia in termini di educazione marziale che tecnici e che pur non essendo più da molto tempo il mio maestro ricordo sempre con immenso affetto come la persona che più mi ha influenzato nello sviluppare un'approccio critico alla mia evoluzione personale in ambito sportivo e marziale. In seguito mi sono innamorato della Lotta Olimpica (sotto la guida dei M° Finizio e Papacci del G.S. Fiamme Oro) e del Jiu Jitsu (che pratico ormai da circa 11 anni, e nel quale ho conseguito nel 2012 la cintura nera con il M° Gianfranco Delli Paoli.) e del Grappling, discipline che amo, pratico intensamente ed insegno.
Essendo una persona decisamente eclettica e versatile nel mio passato ho studiato e/o collaborato con molti maestri ed istruttori del panorama lottatorio italiano, i più importanti dei quali sono stati senza dubbio Michele Verginelli, Federico Tisi, Roberto Meneguetti Almeida, Rogerio Olegario e Saverio Longo.


-Hai vinto il trofeo Warrior di MMA-Fila, parlaci di quell'esperienza, di come ti sei preparato, della tua strategia.

Si, in quel periodo ero deciso a provare l'esperienza delle MMA, ma ero intenzionato ad un approccio graduale e per questo mi sono diretto verso le MMA amatoriali, che consentono di sperimentare un certo grado di realismo e contatto senza dimenticarsi di preservare l'integrità e l'incolumità dell'atleta. Per prepararmi all'epoca mi sono affidato ai consigli ed all'esperienza del Maestro Alessio Smeriglio, allenandomi per la Muay Thai nella sua prestigiosa scuola (la Profighting Roma), ma una menzione speciale va al mio amico di lunga data Michele Verginelli, con il quale ho avuto modo di affrontare una preparazione tecnica specifica soprattutto per quanto concerne le transizioni ed il ground'n'pound e che mi ha aiutato ad organizzare sedute di sparring di una certa qualità. Il resto è venuto da sé insieme al tanto allenamento...la strategia? Portare a terra e cercare lo stop arbitrale per TKO. Nel complesso un'esperienza divertente, che non ho potuto ripetere in seguito ad un piccolo ma fastidioso problema di salute che attualmente mi impedisce di rinnovare l'idoneità per il contatto pieno.

-Pratichi lotta libera, grappling e Jiu Jitsu. Quali sono le differenze tra i rispettivi ambienti... esiste poi una differenza tra l'ambiente grappling e Jiu Jitsu?

Si, indubbiamente parliamo di pianeti differenti. L'ambiente della Lotta, benchè sport olimpico, è un luogo impregnato di sano, puro e umile sentimento sportivo direi quasi del tutto incontaminato dalla logica di mercimonio che imperversa ormai negli altri ambienti. Un ambiente ancora spartano dove campioni e non sudano spalla a spalla senza quei ridicoli ed isterici atteggiamenti da primadonna che molti campioncini del Jiu Jitsu esprimono. Per quanto riguarda l'ambiente del Grappling e del Jiu Jitsu, per molti versi è sovrapponibile essendo popolato più o meno dagli stessi personaggi, anche se il NOGI è abbastanza debitore nel numero di praticanti anche ai team di M.M.A.
Diciamo che l'ambiente del Jiu Jitsu risente di un campanilismo esacerbato spesso più per tornaconti personali che per reali divergenze tra team e/o federazioni.

-Quanto conta rispettivamente nella libera, grappling, Jiu Jitsu la preparazione atletica. E' vero il comune sentire che nel Jiu Jitsu si faccia meno sentire?

Dipende di cosa parliamo. Sport Jiu Jitsu? Jiu Jitsu per stare in forma? Per le MMA? Per passare una serata diversa in compagnia? Come Arte Marziale?
Gli aspetti del Jiu Jitsu sono molteplici, credo sia difficile trovare un'Arte egualmente versatile nelle finalità e nelle possibilità di approccio.
Detto questo, se parliamo di Sport Jiu Jitsu (che è poi l'approccio almeno del 90% dei Team) parliamo ormai di agonismo ormai a livello spesso professionistico o comunque super-amatoriale. Chi afferma che nel Jiu Jitsu la preparazione atletica possa essere trascurata mente sapendo di mentire, e lo fa o per incompetenza o in perfetta malafede. Basta osservare i campioni e campioncini del nostro sport per capire che si allenano quanto e più di ogni altro atleta pro o semi-pro. Più si alza il livello della competizione più si cerca di ottimizzare la carburazione del “motore”, e qualcuno spesso e volentieri arriva anche a truccarlo...ma quello è un altro discorso, che preferisco non affrontare per non urtare i sentimenti di qualcuno troppo permaloso.
Se parliamo invece del praticante medio che viene in palestra due/tre volte a settimana, parlare di preparazione atletica sarebbe superfluo perché sicuramente ci troviamo di fronte un individuo con un livello di fitness cosi' basso che semplicemente l'aumento dell'allenamento del Jiu Jitsu da solo può' dargli già dei discreti benefici.





-Caso Kornelius – Myao, entrambe squalificati per passività... che idea ti sei fatto dell'accaduto.

Sono di parte. Un giorno un amico lottatore mi disse una frase che io da sempre ripeto ai miei allievi: “Paolo, la Lotta è uno sport d'attacco. Non esiste la difesa, non esiste indietreggiare, non esiste fare un passo indietro, neanche per respirare”. Certi tatticismi mi intristiscono.
Per me quindi, dal punto di vista etico ed estetico e per quanto concerne la mia personale concezione della Lotta, della sua essenza e del suo significato una finale come quella a cui ti riferisci rappresenta la morte della disciplina che amo.
Ho iniziato a fare un Jiu Jitsu dove gli Eroi si chiamavano Rickson Gracie, Fabio Gurgel, Amaury Bitetti o Wallid Ismael. Gente con il collo grosso e le orecchie rotte che ti sbatteva a terra e ti finalizzava solo dopo averti dato una bella strizzata ed esserti passato sopra con la macchina.
Ma tutto cambia e sicuramente non sarò io a poterlo o doverlo impedire, se questo è quello che vuole la comunità del Jiu Jitsu significa che questo sarà quello che il Jiu Jitsu diventerà.

-Il Jiu Jitsu è sicuramente un'arte marziale efficace. Secondo una statistica il 90% delle finalizzazioni in incontri di MMA sono costituite da Mata leao, ghigliottina, triangolo, arm triangle choke e armlock... Tutte tecniche da cintura bianca, credo.
Guardia 50/50, berimbolo, loop choke, inverted guard e via dicendo lo stando rendendo lontano dal combattimento reale per il quale la famiglia Gracie lo aveva sviluppato? E' ormai completamente autoreferenziale?

E' il problema degli Sport. Fatta la regola (o il regolamento), trovato l'inganno.
Gli atleti puntano a vincere ad ogni costo, sfruttando tutte le armi a loro disposizione, e spesso in questo i regolamenti sono più utili di una buona presa al bavero.
Sicuramente riferito ad un concetto di confronto reale molto del bagaglio tecnico di alto livello dello sport jiu jitsu attuale è assolutamente autoreferenziale, ma il Jiu Jitsu, come ho già detto prima, è una realtà molto più ampia e complessa di quella che vediamo ad una finale dei pesi piuma del Mundial.
Ci sono moltissimi Team dove 50/50 o Lasso hook non sono la cosa più importante, e ci si concentra su molti altri aspetti e con un approccio ed obiettivi differenti.
Il Jiu Jitsu, con il suo immenso bagaglio, continuerà comunque ad affinarsi ed ad evolversi in un'ottica di confronto reale, ed in questo credo che il NOGI e le MMA diano un contributo notevole nel preservare ed evolvere un bagaglio di tecniche meno “sportive”.
In ogni caso se si vuole gareggiare e vincere nel BJJ odierno, certe tecniche vanno studiate e non sottovalutate. E' un dato di fatto, ed una questione di obiettivi.

-Lotta fuori dalle olimpiadi (così pare se verrà confermata la scelta del CIO). In qualche anno che giro per palestre non ho mai incontrato un corso di lotta olimpica. Sarò stato sfortunato, pensavo. Poi cercando un po' mi sono accorto che sono ben concentrati in gruppi sportivi militari e corpi vari. Che non si sia profuso il giusto sforzo per diffonderla e renderla appetibile ai più?

La Lotta paga la sua mancanza di appeal economico, non certo la mancanza di praticanti, anche se in Italia la questione è ben diversa con un settore decisamente in crisi.
Gli sport olimpici (e non) in Italia in genere pagano il prezzo di una gestione fallimentare, a mio avviso imputabile al CONI stesso, oltre che all'abolizione del Ministero dello Sport avvenuta nel Dopoguerra. Quindi sicuramente cattiva gestione e disorganizzazione.
Il binomio tra sport ed educazione è un concetto ormai dimenticato nella società moderna, e ne stiamo pagando le conseguenze allevando generazioni di veri e propri disabili motori.
In questo la Lotta è tra le prime a pagare essendo uno sport che chiede immensi sacrifici e passione, a fronte di un ritorno praticamente nullo in termini di riconoscimento economico e sociale.

-Paolo quali sono i sentimenti che ispirano la tua pratica? Cosa cerchi dalla tua pratica e cosa tenti di evitare?

La ricerca della qualità. Qualità come sinonimo di efficienza ed efficacia: sono sempre alla ricerca di una revisione critica e scientifica del mio metodo di allenamento ed insegnamento e pretendo per me e per i miei studenti standard tecnici più alti possibile.
Inoltre tento di associare alla mia pratica un'etica di marzialità e di socialità più sane possibile, dove l'aspetto mercificatorio che spesso funesta il nostro ambiente venga messo in secondo piano in favore di altri valori ben più alti. Utopia forse, ma il futuro ci darà una risposta.

-In che modo le arti marziali o sdc possono migliorare il praticante?

Lottare con una persona ti insegna a conoscerla profondamente.
Una conoscenza istintiva che valica i confini del pregiudizio e dell'ipocrisia, abbatte e squarcia i veli sociali.
I benefici fisici sono solo lo specchio esteriore della “palestra interiore” a cui veniamo sottoposti ogni giorno durante gli allenamenti, in palestra o durante le gare.
Nella gioia, nel dolore, nella vittoria, nella sconfitta, un lottatore impara attraverso i sacrifici della Lotta ad essere Uomo con la U maiuscola.

-Hai recentemente partecipato alla seconda edizione del Lutador de Elite, raccontaci la tua esperienza

Mi sento un privilegiato per aver avuto l'onore di poter partecipare a ben due edizioni del Lutador de Elite.
Questa edizione bolzanina è senza dubbio quella che ha inciso nel mio cuore un ricordo e delle emozioni indelebili.
E' difficile spiegare a parole quanta dignità abbia restituito ad un lottatore come me la cura e la passione che tu, Nicola, ed Alessandro Federico avete riversato nell'organizzazione permettendo che si concretizzasse un evento come questo.
Indipendentemente dal risultato negativo, sempre e comunque prezioso momento di verifica personale, rimane il ricordo di un paese (San Genesio) dalla bellezza mozzafiato, di un'accoglienza e di un rispetto senza pari nei nostri confronti.
Per usare una metafora, mi sono sentito come un piccolo lottatore di Sumo in un ancor più piccolo e splendido Giappone. Poteva un lottatore chiedere di più?
Di questo devo ringraziare te e Alessandro, tutti gli altri lottatori e sopratutto il mio avversario, senza il quale non avrei dato vita ad una delle lotte più combattute della mia carriera agonistica, che purtroppo ho perso anche a causa di una preparazione atletica forse troppo approssimativa nei confronti di un avversario tecnico, determinato e soprattutto molto allenato.
L'incontro che più mi ha emozionato (dire che mi sono commosso non è un'esagerazione) è stato poi quello tra Alessandro Federico e Simone Franceschini, forse perché indipendentemente dall'alta caratura tecnica di entrambi ho avvertito un qualcosa di epico nello scontro tra quello che considero in assoluto il lottatore italiano più talentuoso (Simone) ed Alessandro, un lottatore indomito dal cuore di leone, veramente un mostro sacro del nostro ambiente ed una delle figure che più sono per me di ispirazione per l'onestà, la dignità, la devozione e la passione che riversa in quello che fa.
Personalmente per fortuna mi sono consolato dalla sconfitta la settimana dopo vincendo l'Europeo di Jiu Jitsu NOGI nella cinture nere Master, proprio nella mia città...Roma!

-Paolo ti ringrazio per l'intervista, come possono contattare i lettori di TTF quali sono i tuoi recapiti?

Ringrazio te Nicola, che ti prodighi per aiutarci a diffondere le nostre discipline.
Chi volesse contattarmi può farlo tramite mail: coregrapplinglab@email.it o cell: 3395253541
Oppure aggiungendomi su Facebook o seguendo il mio Blog dove pubblico notizie e articoli inerenti il mio gruppo, la preparazione atletica e non solo: http://coregrapplinglab.blogspot.com
In ogni caso chi fosse interessato può venire a trovarmi in palestra:
Core Grappling Lab c/o Garage Gym W Eur, viale Egeo 98, Roma.
LUN MER VEN dalle 20e30 alle 22e30 Grappling
MAR GIO dalle 18:00 alle 20:00 Jiu Jitsu
SAB dalle 15:00 alle 17:00 Jiu Jitsu

Un abbraccio e grazie!!!